Bio*Sagra For Kids

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Bio*Sagra For Kids

Quando la cucina incontra la solidarietà

Una domenica di inizio Ottobre metti insieme tanta solidarietà, un pizzico di amore, buona cucina, genuinità, famiglia, aria aperta, sorrisi tanti sorrisi ed ecco a voi la formula perfetta per la giornata perfetta.

Bio*Sagra For Kids è un evento benefico che, giunta alla sua quarta edizione, si è svolto a Roma, nell’Orto di Alberico, in via di Fioranello, una fattoria dove la prerogativa è quella di garantire la stagionalità e la freschezza dei suoi prodotti. La fattoria è il posto ideale per far un pic – nic all’aperto, ma viene anche data la possibilità di cucinare nella cucina accessibile a chiunque desideri trascorrere una giornata in campagna lontano dal caos della città.

E proprio in questa Fattoria ricca di storia e familiarità che oltre 60 personaggi noti tra chef e ristoratori del panorama romano e laziale hanno unito le loro forze, la loro passione, la loro cucina e in nome della solidarietà hanno portato i loro piatti.

Tra i grandi chef ricordiamo la presenza di Heinz Beck, Cristina Bowerman, Francesco Apreda, Kotaro Noda a Lele Usai, e poi ancora Roy Caceres, Giulio Terrinoni, Luigi Nastri, Claudio Gargioli, Carla Trimani, Maria Paolillo insomma potrei elencarli per ore, ma vi lascio con alcune immagini di questo evento che ci ha scaldato il cuore e ci ha deliziato il palato.

I Fondi

Tutti fondi raccolti in questa giornata saranno devoluti alla ricerca sul ruolo terapeutico della dieta chetogenica nella cura dell’epilessia infantile farmacoresistente e in altri progetti tra cui “Tutti in Fattoria” della Fondazione Hopen, rivolto a giovani disabili al fine di creare occasioni di inclusione sociale, attraverso attività che possano avvicinarli al mondo del lavoro; e altri due progetti, “Green Bar” della Cooperativa Sociale CEAS, e “Bottega dei Talenti”, della Onlus Opera Nazionale per le Città dei Ragazzi, rivolti anch’essi ad assicurare una formazione professionale per minori vittime di abusi o appartenenti a fasce deboli di under 20.

 

Alle 13,30 in molti stand questo era il messaggio. Che dite è andata bene? Secondo me è andata benissimo!!!!

 

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Quando Frise e cacioricotta valgono più di mille souvenir

Quando Frise e cacioricotta valgono più di mille souvenir

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Quando Frise e cacioricotta

valgono più di mille souvenir

Puglia terra di trulli, ulivi, taralli, mare, sole e tramontana.

Si perché a differenza di molti solo io potevo trovare il brutto tempo nell’estate più rovente degli ultimi decenni.
La nostra prima tappa è stata Alberobello, paese di trulli e vicoli meravigliosi, ma il mio pensiero appena arrivata è sempre uno: cosa assaggio di tipico? Le Friselle, o meglio dette in dialetto “Frise”, grande taralli tagliati a metà e biscottati in forno, di grano duro integrali oppure ai cinque cereali, condite con pomodoro, olio d’oliva e sale. In origine i marinai le portavano in nave e le bagnavano addirittura con l’acqua del mare aggiungendo solo dei semplici pomodorini. Oggi vengono arricchite con tonno, rucola, salmone e Philadelphia, burrata e tanto altro, assolutamente divine.

La mia prima Frisa è al pomodoro, olio di oliva e crema di basilico. Croccante sotto e morbida al punto giusto nella parte superiore.

Frisa alla Norvegese

Frisa con Pomodoro e crema di basilico

Frisa con Tonno, Olive e Rucola selvatica

Ho pensato subito che avevo trovato una soluzione per i miei pranzi al mare, che ci vuole a prepararle a casa?

E invece no, a momenti mi spacco un dente. Visto che penso sempre alla linea, ho scelto le frise integrali, per scoprire a mie spese, che sono più difficili da bagnare. Il primo giorno di mare mi alzo, prendo le frise le bagno con un pochino di acqua e aggiungo il condimento, arrivo in spiaggia e nulla è semplice come sembra. Non mi davo pace per questo fallimento e inizio a chiedere a chiunque in spiaggia: “ma come si bagnano le frise?”. A quanto pare devono esser immerse nell’acqua, in dialetto “sponzare”, per uno, massimo due minuti così ve omogenee e poi vengono fatte scolare. Ho tentato una seconda volta in sette giorni e lì mi sono fermata. Buon sangue non mente. Stavolta troppo bagnate. Risultato: perché impazzire e non comprarle già fatte?

Durante il nostro soggiorno in Puglia sono tanti i posti che abbiamo visitato e porto nel mio cuore. Otranto è davvero uno dei borghi antichi più belli d’Italia. Con il Castello Aragonese, le torri e i bastioni, il borgo è racchiuso in una fortezza circondato da mura difensive, quindi si può accedere al suo interno solo attraverso la Porta Alfonsina. Ricco di negozi e attività enogastronomiche, la città si affaccia sul Porto, con un’ acqua così limpida che non ha nulla da invidiare alle calette lontane dal borgo, quindi è facile vedere bagnanti che affollano la spiaggia. Ho visitato Otranto sia di giorno che di sera, senza nulla togliere alla bellezza dei vicoli in notturna, questa città deve esser visitata di giorno. Durante il mese di agosto di sera c’era così tanta gente che siamo riusciti a far due passi con una lentezza davvero estrema.

Come ogni viaggio che si rispetti il pensiero fisso dal momento in cui si mette piede in terra “straniera”, ovvero si percorrono almeno 100 km da casa, è il souvenir da portare a casa. Si certo, è un piacere portare un regalo a mamma, papà, sorella, marito della sorella, nipote, zia…. Vabbè ansia che neanche il 24 dicembre con la lista dei regali ancora da depennare!! Da qualche anno a questa parte ho iniziato a cambiar totalmente abitudine. Dopo aver riempito tutti i frigoriferi di casa e stavo addirittura iniziando quelli lasciati per dispetto al sindaco di Roma davanti ai cassonetti, con calamite di ogni tipo e forma, il mio nuovo souvenir è sicuramente gastronomico.

Cercare prodotti locali e portarli in dono mi rendono davvero felice. Certo rischio di macchiare di olio tutti i miei vestiti, e la puzza di caciotta e tartufo me la porterò dietro per mesi ma è davvero bello tornare a casa e godere tutti insieme della bontà dei cibi a km 0.

Dalla Puglia, con la scusa che viaggiavo in macchina, ho portato una discreta quantità di cibo. La macchina ormai sapeva di cacioricotta, ma per una volta che non dovevo badare a peso e misure ho esagerato alla grande!

Il mercato di San Foca, una piccola città con un mare bellissimo, è stato preso d’ assalto, o meglio i commercianti hanno preso d’assalto noi. Erano le 10 del mattino e ci hanno fatto assaggiare di tutto, burrate, salami, taralli. Ognuno decantava il proprio prodotto. A noi poco importava. Mangiavamo, godevamo e basta.

Risultato: ho portato a casa, orecchiette, cacioricotta da spolverare sulla pasta, provole, peperoncini, che ho gelosamente surgelato freschi al mio rientro come provvista per l’inverno, origano fresco, taralli, salami e pomodori secchi.

Che dire, viva il souvenir culinario, super apprezzato da tutti!!!

Prossima tappa, prossima degustazione.

 

 

Piccolo consiglio:

Se siete dalla parti di San Foca, dovete mangiare al Mora Mora Bistrò del Mare oppure approfittare di un aperitivo al tramonto.

 

 

Vi lascio con alcune foto di questa splendida terra, la Puglia.

Alberobello

Otranto

Ostuni

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Taste Of Roma – Il Festival Degli Chef

Taste Of Roma – Il Festival Degli Chef

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Taste Of Roma – Il Festival Degli Chef

A Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, si è da poco conclusa la sesta edizione del Taste of Roma – il Festival degli chef, o meglio come l’ho rinominato, il “Festival dei sapori stellari”. Si perché 15 chef dei miglior ristoranti di Roma hanno presentato un menù di 4 piatti di alta cucina a prezzi accessibili a tutti.
L’obiettivo del Festival era proprio quello di avvicinare i grandi chef a tutti noi, non abbiamo solo assaggiato dei piatti gourmet curati in ogni dettaglio e sapore, abbiamo visto gli chef all’opera dietro fornelli e pentole.
Erano alla portata davvero di tutti, foto, interviste, curiosità, show cooking e corsi di cucina. Per gli appassionati di Food e non, è stata un’esperienza incredibile.
Poter stringere la mano al maestro di cucina Heinz Beck, dal ristorante “La Pergola” del Rome Cavalieri, riconosciuto tra i più noti esponenti della gastronomia mondiale, premiato con 3 stelle Michelin, è stato un vero onore. Come assaggiare una delle sue proposte:

“spaghetti De Cecco tiepidi

ai frutti di mare su spuma di prezzemolo
e rughetta con bottarga di muggine”.

I restanti piatti proposti del maestro: Cremoso di mozzarella con crudo di gambero rosso, infuso di melone e prosciutto crudo Ruliano, una Tartare di ricciola con caviale Calvisius su cetriolo
e mela e infine una Variazione di cocco, banana e lime.

Tra le altre proposte non possiamo non citare il “Dim Sum” alla ‘nduja di tonno, gli Spaghetti Mancini alle telline di Daniele Usai, dal Ristorante il Tino, e il suo Cuore e testa: rosso di Mazara, coppa di maiale, salsa verde e pan brioches. Vi assicuro che quest’ultimo è stato appagante sia per il cuore che per la testa.

La giovanissima Chef Alba Esteve Ruiz, spagnola di origine, lavora dal 2013 nella Capitale nel Ristorante Marzapane, prepara in occasione del Festival Gnocchi con funghi, cannellini e cipolla affumicata, Cochitoast, il Ci vuole fegato per l’insalata di mare e infine Chitarrina con gobbetti, yogurt, cetriolo, avocado e insalata di erbe aromatiche. La mia scelta:

Cochitoast:

 

 

Un’altra importante proposta del Festival viene dal Ristorante Acquolina nella prestigiosa sede del “The First luxury art Hotel di Roma” a pochi passi da piazza del popolo. Il Polpo alla Luciana “al contrario” è difficile da spiegare, ma una cosa è certa la crosticina del polpo è stata una vera sorpresa.

 

 

Altri grandi chef che hanno partecipato al Festival sono Cristina Bowerman, dal Ristorante Glass Hostaria, Angelo Troiani (da Il Convivio Troiani), Francesco Apreda (Imàgo all’Hassler), Fabio Ciervo (La Terrazza Hotel Eden), Roy Caceres (Metamorfosi), Giulio Terrinoni (Per me), Luigi Nastri (Stazione di Posta), Massimo Viglietti (Achilli Enoteca al Parlamento), Adriano Baldassarre (Tordomatto).

Lascio per ultimo ma non per importanza lo Chef Stefano Marzetti, dal 2007 lavora presso il Mirabelle Hotel Splendid Royal. Tra tutti gli Chef è colui che mi ha colpito in modo particolare, forse perché è l’unico che ha “impiattato” ed esposto le sue quattro proposte e ha spiegato a chiunque passasse davanti al suo stand cosa ha portato all’ideazione di quel piatto, quali sono state le sue scelte per gli ingredienti primari e soprattutto ci ha trasmesso la sua grande passione.

Ed è per questo che voglio condividere con Voi i suoi quattro capolavori:

“Pomo d’oro”

 

Immaginate un pomodoro, si è esattamente quello che pensate di vedere in questo piatto. Guardate bene, invece è una mozzarella di bufala. Lo Chef attraverso un processo di estrazione che porta la mozzarella a 54°, estrapola tutti i sapori della bufala, successivamente la glassa tre volte in un gel di pomodoro e al suo interno viene inserita una capsula di pesto alla genovese. La mozzarella viene poi servita su una parte croccante realizzata con un biscotto salato al basilico e infine il valore aggiunto più importante, come ci spiega lo Chef, è il caviale di olio d’oliva che gli regala quel color oro davvero spettacolare!!

Da qui l’idea del nome del piatto che rappresenta un gioco di parole: “Pomo” per la forma di pomodoro e “d’oro” per il colore del caviale di olio d’oliva.

Cappellotti di pasta pane

con Roveja, agnello speziato e gel di cipolla rossa

 

Questo piatto rappresenta il contrasto tra l’Italia e l’Oriente. Anche se fortemente speziato lo Chef parte da una base di prodotti assolutamente italiani. Il pane di Lariano (un paese in provincia di Roma) viene messo a mollo nell’acqua, viene poi condito con olio, sale, pepe e aggiunto un uovo per ogni kg di pane. Una volta impastato il tutto, viene creata la pasta madre, viene stesa e riempita con della Roveja, un prodotto definito dallo Chef strepitoso, un legume umbro leggermente amarognolo. Solitamente dentro la zuppa vengono inseriti dei crostini di pane, in questo caso la zuppa, ovvero i legumi, vanno a riempire la pasta pane. Questi cappellotti dal sapore prevalentemente amarognolo vengono accompagnati da un gel di cipolla di Tropea, leggermente candita che gli da quel tocco di dolcezza. Questo piatto viene inoltre servito con un agnello morbidissimo, marinato per dodici ore nel Porto, yogurt, olio, sale e pepe, scottato in padella e fatto cuocere in forno a bassa temperatura per 18 ore. I liquidi, ovvero gli umori, rilasciati dalla carne durante la cottura vengono separati dall’olio in eccesso e vengono frullati al fine di creare una maionese. In questo caso lo Chef sostituisce le proteine del rosso d’uovo con le proteine della carne.

 

Black Black Black

 

 

Invitato a realizzare un piatto che rappresentasse la musica in onore dell’Auditorium che ospita l’evento, lo Chef propone il suo Black Black Black. Se lo guardiamo bene ricorda un LP che gira con una copertina inversa, questa volta il disco è bianco. Questo piatto, secondo lo Chef, ricorda la Black Music, “una musica viscerale che nasce dal cuore, come i canti Gospel nelle Chiese in America, così la passione o l’amore per la cucina o è dentro di te oppure è difficile sopportare il duro lavoro.”

Viene utilizzato questo nome perché il Black sta nella scelta della materia prima utilizzata: nel black code, pesce carbonaro dell’Alaska (un merluzzo), nell’aglio nero, e nel nero di seppia.

Dall’elenco di questi ingredienti ci rendiamo subito conto del perché la Black Music viene chiamata a rappresentare questo piatto, la contaminazione che troviamo in questa musica la troviamo nella cucina dello Chef. In questo caso è andato in Alaska a prendere il pesce, è passato dalla Corea per l’aglio nero e infine nel Mediterraneo a prendere la seppia, il tutto accompagnato da un prodotto Afro – americano, la banana e lo zenzero. Ora capiamo come è stato creato questo piatto.

Il Black code, propriamente detto anche pesce burro per la sua morbidezza, viene marinato con mirin, sakè, pasta di soia e sciroppo d’acero per dodici ore. Inzuppato di questi odori di influenza giapponese, viene cotto nel forno a 270°, cosicché la parte esterna viene caramellata e quella interna rimane morbida. Il pesce verrà poi disposto sul piatto con una spolverata di aglio nero, una spuma al nero di seppia e da due maionesi, di banana e zenzero.

Che dire, assolutamente estasiata dalla cura, dalla passione e dalla ricercatezza dei sapori e degli odori.

Mandorlamisù

Questo dolce nasce dall’idea del Caffè Leccino pugliese, un caffè caldo servito con un pezzetto di ghiaccio e latte di mandorle. Il tiramisù dello Chef viene arricchito da un croccantino, un biscotto di mandorla, composto da zucchero e un crumble, realizzato con farina e uovo. Nella parte sottostante c’è la vera sorpresa di questo dolce, una bolla di mandorla liquida arricchita con un pizzico di amaretto di Saronno, che esplode nel tiramisù e si sposa esattamente con la granita di caffè leggermente amarognola.Lo Chef ha così unito la granita di Caffè, che ricorda il caffè leccino, e il latte di mandorla in veste di bolla esplosiva, creando un dolce nel dolce.

Se dopo aver letto quanta ricercatezza e arte c’è dietro ad ognuno di questi piatti e ripensate con nostalgia a questo evento di Roma, oppure non siete riusciti a partecipare, nulla è perduto: tre sono le tappe italiane del Festival degli Chef, dopo Milano e Roma il prossimo sarà al Courmayeur Mountain Sport Center, esattamente dal 26 al 28 gennaio 2018,

Ci vediamo al Taste of Courmayeur.

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Cous Cous di verdure

Cous Cous di verdure

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Cous Cous con verdure

 

 

 

Quello che vedete in foto è l’unico piatto che so cucinare.
Si avete capito bene, ho aperto un blog che parla di Food ma non ho assolutamente doti culinarie. E questo lo devo a mia mamma, donna straordinaria affettivamente parlando ma carente di fantasia e idee in cucina. Io dico sempre: “i suoi piatti sono come le ciambelle: non sempre escono con il buco”.
Da lei ho ereditato un ottimo procedimento, metti tutti gli ingredienti in padella, alza la fiamma e fai altro. Risultato strepitoso, dimentichiamo tutto sul fuoco e bruciamo qualunque pietanza; vi risparmio le foto dei disastri culinari. Ricorderò sempre la nostra immagine mentre travasiamo la parte non bruciata da una pentola all’altra per salvare la cena (il sapore di bruciato resta, quindi non seguite questo esempio). Vi starete chiedendo perché ho deciso di aprire un blog se non posterò ricette e piatti succulenti cucinati da me. La risposta è che amo il cibo, tutto ciò che ruota intorno ad esso, e soprattutto sono affascinata da chi con la propria fantasia, ispirazione e passione crea luoghi, piatti, mode, ricette che in qualche modo entreranno a far parte della nostra vita e delle nostre abitudini.
Ora torniamo alla foto del mio piatto. Ogni volta che voglio dire ad un amico “ti voglio bene” lo invito a cena, lo faccio sedere alla mia tavola e lo coccolo. Non c’è nulla di più bello di far due chiacchierare davanti ad un buon cibo e sorseggiare insieme un bicchiere di vino. Sia che prepari piatti veloci oppure ordini una pizza, non ha importanza cosa, ma con chi condivido la mia tavola. Curare ogni dettaglio, accendere candele, cercare coordinati sempre nuovi, sono per me dei riti; ecco forse più che cucinare sono brava con la mise en place.
La maggior parte delle volte che organizzo una cena non può mancare questo piatto:

 

Il Cous Cous con verdure

 

 

Ricetta

 

 

 

 

Tempi di preparazione

infinito, no scherzo credo che 3 ore possano bastare.

Persone: una volta che mi metto ai fornelli di certo non mi risparmio. Direi mezzo Kg di Cous Cous per circa 8 persone. Starete pensando: e se a cena siamo in 3 o 4 persone?

Vi svelo un segreto: il giorno dopo riscaldato è ancora più buono.

 

 

Ingredienti 

3 melanzane
5 zucchine
5 patate grandi
1 confezione di Cous Cous da 500 gr
Aglio, Olio d’oliva q.b. (così scrivono nelle ricette? Io consiglio: armatevi di olio, il cous cous ne assorbe molto), sale, Curry, peperoncino. Io amo queste spezie ma voi potete usarne anche altre, ad esempio alterno il Curry con la Curcuma.

 

Procedimento

Lavare e tagliare a dadini piccoli le melanzane, le zucchine e le patate. Verranno cotte separatamente quindi non unitele. Prendete tre padelle, aggiungete in ciascuna olio e uno spicchio di aglio. Fate soffriggere. Aggiungete le verdure. Se finora vi siete chieste perché ci vogliono 3 ore? Ecco la risposta, provate a tagliare tutte queste verdure a dadini. Il tempo passa e neanche ve ne renderete conto.
Una volta cotte potete unirle in un recipiente. Consiglio di far assorbire l’olio in eccesso delle patate su un foglio di carta.  Ora è il momento di cuocere il cous cous. È molto semplice, per 500 gr farete bollire 500 ml di acqua con olio e sale. Una volta portata ad ebollizione togliete la pentola dal fuoco e aggiungete il Cous Cous. Coprite con un coperchio così crescerà. Dopo un minuto, mescolate con una forchetta per evitare di farlo attaccare.
Ora arriva il momento magico, prendere una padella molto grande, aggiungere olio e poco alla volta
inserire tutti gli ingredienti: verdure, cous cous e lo alternate a un po’ di peperoncino e curry, che gli darà quel colore giallino. Consiglio di assaggiare e mettere molto sale, tende a rimanere un po’ insipido. Continuate a mescolare finché il tutto non sarà ben amalgamato e dorato.

Vedrete sarà buonissimo.